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Diventare SEO Specialist: da dove si inizia davvero

Come diventare SEO Specialist
20 min
Camilla Cannarsa
20 min
Camilla Cannarsa
Come diventare SEO Specialist

Diventare SEO Specialist: da dove si inizia davvero

Diciamoci la verità: il SEO Specialist è una figura affascinante.
Un po’ analista, un po’ creativo, parecchio strategico. È quella persona che, mentre tutti guardano le metriche finali, mette le mani nel sito, parla con il copywriter, fa una call con lo sviluppatore, invia uno screen al social media manager per ottimizzare i link in bio.

Non è un lavoro per chi si annoia facilmente, e nemmeno per chi ama solo una parte del processo: per farlo bene, bisogna saper tenere insieme visione e precisione, dati e intuizione.

Nel mio lavoro, ne ho conosciuti tanti: c’è chi si innamora della SEO appena la incontra. E poi c’è chi la detesta con tutto il cuore: non esistono vie di mezzo.

Ma se stai leggendo questo articolo, è probabile che tu sia nel primo gruppo — o almeno stia cercando di capire se farne parte.
Quindi veniamo al punto: come si diventa professionisti della SEO, oggi?

 

Un lavoro vero, non un trucco per scalare Google

C’è ancora chi pensa che fare SEO significhi “truccare” un sito per farlo salire su Google.
Magari infarcendolo di parole chiave a caso, o inserendo titoli forzati solo per catturare clic.

Niente di più sbagliato.

La SEO, oggi, è uno dei mestieri più tecnici e strategici del mondo digitale.
Si lavora su siti reali, con problemi concreti: pagine che non si trovano, traffico che cala, contenuti che non convertono.
E soprattutto si lavora con le persone. Perché dietro ogni ricerca c’è un bisogno, e se non lo capisci, puoi scrivere tutti i titoli ottimizzati del mondo… ma non succederà nulla.

 

La SEO è una competenza che ti porti dietro ovunque

Una delle cose più belle di questo lavoro è che ti rende autonoma/o e spendibile in tantissimi contesti.

Vuoi lavorare in un’agenzia? La SEO ti serve.
Vuoi gestire un e-commerce? Senza SEO spendi il triplo in pubblicità.
Vuoi fare la content strategist? La SEO ti aiuta a creare contenuti che si trovano davvero.
Vuoi lavorare in editoria, in comunicazione politica, nella formazione? Indovina.

Saper fare SEO vuol dire avere una bussola nel web.
Ti insegna a leggere i dati, ad analizzare la concorrenza, a capire cosa funziona e cosa no.
Ti dà un metodo, ti abitua a ragionare in funzione di un obiettivo, ti allena a usare lo sguardo lungo.

 

Serve una passione per i risultati, non per i numeri

Non ti dico che serve amare i dati.
Ti dico che devi volerli capire.
Devi voler sapere cosa c’è dietro un clic, perché una pagina funziona e un’altra no, perché il traffico è aumentato da un giorno all’altro.

Fare SEO significa osservare, collegare, testare, capire.

Poi certo, ci sono i grafici, i fogli Excel, gli strumenti con mille voci incomprensibili — ma quelli si imparano.
Quello che conta è il modo in cui ti ci avvicini. Se hai l’attitudine a porti domande e cercare risposte nei dettagli, sei già a metà strada.

 

Le prime cose da imparare se parti da zero

Partiamo da un concetto semplice: non serve sapere tutto per iniziare, ma serve sapere da dove partire.

Quando ti affacci al mondo della SEO, la sensazione è quella di entrare in una stanza piena di porte.
C’è la porta “tecnica”, quella dei contenuti, quella dei dati, quella degli strumenti, quella degli algoritmi.
Il punto non è spalancarle tutte insieme, ma cominciare a bussare — e scegliere una direzione concreta.

Ecco quali sono le prime competenze che ti consiglio di sviluppare, se parti da zero:

 

1. Come funziona un motore di ricerca

Non serve un dottorato in informatica, ma devi sapere cosa fa Google quando digiti una ricerca.
Come indicizza le pagine? Come le valuta? Cosa vuol dire “crawl”, “index”, “rank”?
Capire la logica ti aiuta a fare scelte sensate, e a non cadere nella trappola del “faccio SEO copiando le best practice”.

 

2. Le basi dell’HTML

Anche se non sei uno sviluppatore, imparare cos’è un tag title, un H1, una meta description o un alt text ti dà un vantaggio enorme.
La SEO vive anche nel codice. E sapere dove mettere le mani (o cosa chiedere a chi ci lavora) ti rende più autonoma/o e credibile.

 

3. Come si leggono i dati

Google Search Console e Google Analytics sono i primi strumenti che devi imparare a usare.
Non ti dico di diventare un’analista, ma almeno devi sapere:
– quali query portano traffico
– su quali pagine la gente clicca
– se il sito ha errori gravi
– dove migliorare

Una volta che inizi a leggere i numeri, capisci meglio dove andare a lavorare.

 

4. La differenza tra keyword e intento di ricerca

Saper cercare le parole chiave è importante, ma capire cosa cercano davvero le persone dietro quelle parole è fondamentale.
Una keyword da sola non dice niente.
Quello che conta è capire perché qualcuno scrive “crema viso naturale” e cosa si aspetta di trovare.
Questo cambia completamente il modo in cui costruisci il contenuto.

 

5. Le basi del SEO copywriting

No, non devi scrivere romanzi.
Ma se vuoi posizionarti, devi saper strutturare un contenuto che piaccia sia a Google che alle persone:
– un titolo chiaro
– un’introduzione che spiega
– paragrafi leggibili
– una buona formattazione
– e contenuti che davvero rispondano a una domanda

Se scrivi solo per posizionarti, Google se ne accorge. Se scrivi solo per essere “ispirazionale”, rischi che nessuno ti trovi.
Il punto è l’equilibrio.

 

6. Una cosa da non sottovalutare: la tua curiosità

La SEO cambia spesso.
Ciò che oggi funziona, tra sei mesi potrebbe essere meno efficace.
Quindi la prima cosa che devi allenare è la voglia di approfondire. Di fare domande. Di confrontarti.

Vuoi davvero iniziare con il piede giusto?
Ti consiglio di aprire un piccolo sito tuo.
Anche un progettino senza pretese: una vetrina, un blog, una pagina di test.
Ti serve per vedere con i tuoi occhi cosa succede quando pubblichi un contenuto, lo analizzi, lo ottimizzi, e poi aspetti i dati.

Nessuna lezione teorica può sostituire quella curva di apprendimento.

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Metti in pratica la teoria

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Cosa fa davvero un SEO Specialist nella sua giornata tipo 

Chi lavora nella SEO gestisce un insieme di attività che si muovono su tre fronti principali: contenuti, tecnica, dati.
Ecco un breakdown realistico e operativo:

1. Monitoraggio e analisi

Accesso quotidiano a Google Search Console per verificare:

    • andamento delle query
    • pagine con impression ma senza clic
    • errori di scansione, copertura o indicizzazione
  •  
  • Utilizzo di Google Analytics 4 (o altri strumenti come Matomo, Piwik Pro) per osservare:
    • comportamento degli utenti
    • pagine con alta frequenza di rimbalzo
    • conversioni e funnel

Analisi backlink con Ahrefs, SEMrush o Majestic

 

2. Ottimizzazione tecnica (SEO on-site)

Audit con Screaming Frog o Sitebulb:

  • verificare la presenza di H1 duplicati, title troppo lunghi o mancanti
  • mappare i redirect 301 e 302
  • controllare la profondità di navigazione
  • Ottimizzazione del file robots.txt e della sitemap.xml
  • Controllo del Core Web Vitals (utilizzando PageSpeed Insights o Lighthouse)
  • Verifica struttura URL, presenza HTTPS, canonical tag, hreflang se multilingua

 

3. SEO content e keyword strategy

Keyword research con Ubersuggest, SEMrush, AnswerThePublic, Keyword Planner

Analisi del search intent (informazionale, navigazionale, transazionale)

Brief SEO per copywriter con:

    • struttura Headings consigliata
    • keyword focus e correlate
    • esempi competitor
  •  

Ottimizzazione di contenuti esistenti in ottica E-E-A-T (esperienza, expertise, autorevolezza, affidabilità)

 

4. Link building e digital PR

  • Outreach strategico per guest post
  • Menzione da parte di media di settore (HARO, Linkable, collaborazioni)
  • Disavow file se necessario

 

5. Reportistica e comunicazione

  • Setup dashboard con Looker Studio (ex Data Studio)
  • Report mensili con overview traffico, crescita, ranking
  • Condivisione con team marketing/cliente per interazioni strategiche

 

Formazione per diventare SEO Specialist: da dove partire davvero

Non serve una laurea in informatica o marketing. Serve metodo, tanta pratica e un mix di fonti giuste. Ecco cosa ti consiglio:

Risorse gratuite (ottime per iniziare)

  • Guida SEO di Google → è la base ufficiale, da leggere e rileggere
  • Moz Beginner’s Guide to SEO → ben scritta, chiara e sempre aggiornata
  • Blog di Ahrefs e SEMrush → articoli tecnici con esempi reali
  • Blog di Giorgio Taverniti (Search On) → punto di riferimento italiano
  • Canale YouTube di Gaetano Romeo, Marco Maltraversi, Studio Samo
  • Forum Connect di Google → utile per capire problemi reali e casi concreti

 

Esercizi pratici da fare fin da subito

  • Scarica Screaming Frog e analizza un sito
  • Apri un progetto su Google Search Console e studia impression e CTR
  • Scrivi un articolo e provalo a ottimizzare: keyword nel title, H1, H2, alt tag, slug, meta
  • Fai un piano editoriale SEO di 3 mesi per un sito a tema libero
  • Simula un report mensile usando dati veri o ipotetici su Looker Studio

 

Corsi (da considerare se vuoi fare sul serio)

Non serve fare tutto subito: basta uno per cominciare, ma va fatto con costanza e applicazione pratica immediata.

 

Come trovare i primi clienti SEO (senza avere un portfolio pieno)

Lo so, questa è la parte che mette più ansia. Ma si può fare — anche con poco alle spalle. Ecco alcune strade concrete:

1. Partire dal proprio network

Hai un’amica con un blog? Uno zio con una pizzeria? Un conoscente con un sito che non si trova su Google nemmeno a pagamento?
Parti da lì. Offri un lavoro chiaro e limitato (es: audit SEO + suggerimenti). In cambio chiedi una testimonianza scritta e la possibilità di usare il lavoro nel portfolio.

2. Marketplace per freelance

Sì, molti sono inflazionati, ma funzionano se ti posizioni bene. Prova:

  • Addlance
  • Freelancer.com
  • Fiverr (occhio alla svalutazione però)
  • Upwork (se sai l’inglese, ottimo per i mercati esteri)

Lì puoi iniziare da piccoli task SEO: ottimizzazione articoli, keyword research, analisi base. Parti da lì, ma dignitosamente.

3. Personal branding

Apri un profilo LinkedIn e inizia a raccontare quello che impari. Fallo con onestà, esempi concreti e linguaggio accessibile.
Le persone si ricordano di chi sa spiegare cose complesse in modo chiaro.

 

Errori tecnici da evitare all’inizio

Eccoli. Alcuni sembrano dettagli, ma ti giuro che fanno tutta la differenza (e ti evitano figure brutte davanti a clienti e colleghi).

  1. Confondere la Search Console se vuui puoi approfondire con la guida alla Google Search Console) con Analytics
    → La prima parla di cosa succede su Google, la seconda di cosa succede sul sito. Complementari, ma diversi.
  2. Ottimizzare una pagina per troppe keyword diverse
    → Risultato: non si posiziona per nessuna. Parti da 1 focus keyword + 2 correlate pertinenti.
  3. Ignorare il mobile
    → Se il sito non è mobile friendly, Google lo penalizza. Testalo con lo strumento Mobile-Friendly Test.
  4. Dimenticare il file robots.txt e la sitemap
    → Senza questi, i crawler vanno alla cieca. Sempre meglio specificare cosa può essere indicizzato e cosa no.
  5. Ignorare la velocità di caricamento
    → Un sito lento non solo fa scappare gli utenti, ma perde ranking. Controlla sempre con PageSpeed Insights.
  6. Non monitorare ciò che fai
    → Fai un intervento SEO? Bene. Salvalo, documentalo, monitora l’effetto dopo 15-30-60 giorni. Senza misurare, stai solo “facendo cose”.

 

Come costruire un primo portfolio anche se non hai clienti 

1. Avvia un sito test (sandbox reale)

Registra un dominio a tema (su Siteground, OVH o Aruba)
– Installa WordPress con un tema leggero (es. GeneratePress, Astra)
– Crea un contenuto evergreen ottimizzato SEO e indicizzalo
– Monitora tutto con Search Console e GA4, e documenta l’andamento nel tempo

Obiettivo: dimostrare di saper gestire un progetto end-to-end.

 

2. Realizza un audit SEO completo su un sito esistente

– Scegli un brand medio-piccolo o un sito locale
– Fai un’analisi tecnica con Screaming Frog o Sitebulb
– Fai keyword research e analisi dei contenuti pubblicati
– Proponi una strategia concreta di miglioramento
– Impagina tutto in un PDF professionale con sezioni:

  • panoramica
  • problemi rilevati
  • priorità
  • soluzioni
  • strumenti usati

Può diventare parte del tuo portfolio anche senza aver lavorato con quel brand (basta esplicitarlo).

 

3. Partecipa a micro-progetti SEO collaborativi

– Entra in community SEO su Slack, Facebook o Discord
– Cerca call for collaboration su Reddit o gruppi LinkedIn
– Offri un’analisi gratuita in cambio di una testimonianza scritta da usare nel portfolio

 

4. Apri un profilo Notion portfolio

Raccogli tutti i tuoi progetti in un unico hub
Usa sezioni tipo:

  • Analisi tecnica
  • Keyword Strategy
  • Contenuti ottimizzati
  • Risultati ottenuti

Mostra anche gli strumenti che sai usare (con screenshot o casi pratici).

 

Diventare SEO Specialist è un percorso, non un titolo

Non si tratta solo di studiare o usare i tool giusti, ma di allenare lo sguardo, capire il contesto e fare scelte strategiche.
È un mix continuo di analisi e creatività, pazienza e intuito, rigore tecnico e capacità di ascolto.

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